IO CREO LA MIA REALTA'
“Se io cambiassi la mia mente, cambierei le mie scelte? Se io cambiassi le mie scelte, la mia vita cambierebbe?”
“Come si spiega che manteniamo le stesse realtà, quando siamo circondati da un mare infinito di potenzialità?”
“Non è sorprendente che abbiamo scelte e potenzialità che esistono, ma di cui non ne siamo coscienti?”
“Io creo la mia realtà: mi sveglio e creo coscientemente la mia giornata nel modo in cui
voglio che accada. Ora, spesso, poiché la mia mente esamina tutte le cose che devo fare, ci vuole un po’ di tempo affinché si rilassi e arrivi al punto dove intenzionalmente io creo la
mia giornata. Ma qui è il punto.(scarica tutto l'articolo)
Dal Documentario "what the bleep" , intervendo di Joe Dispenza(biochimico, chiropratico, studioso di neurologia, neurofisiologia e funzioni cerebrali)
Ma quali false verità,
torniamo a essere liberi
“Che cosa in noi tende propriamente alla verità?” si chiedeva Friedrich Nietzsche in Al di là del bene e del male. “Posto pure che noi vogliamo la verità: perché non, piuttosto, la non verità? E perfino l’ignoranza?”.
Con queste parole il filosofo tedesco azzardava uno dei tentativi più sconvolgenti che la filosofia abbia mai conosciuto: mettere in questione il valore della verità. Poco più di un secolo dopo, la “dea” Verità, incensata e idolatrata da schiere di filosofi suoi sudditi fedeli nei secoli, subisce un nuovo attacco frontale.
Heinz von Foerster, l’ispiratore di quella scuola di pensiero che va sotto il nome di costruttivismo, nel suo ultimo libro (finalmente tradotto in italiano) “La verità è l’invenzione di un bugiardo. Colloqui per scettici” (Meltemi, 162 pagine, euro 14,46), nato da un’intervista-colloquio con Bernard Pörksen mette sotto processo, getta discredito e insinua dubbi proprio sulla legittimità e dignità del più tradizionale concetto usato dai filosofi.
Ha senso questa nostra volontà di verità così pervicace e ostinata? La sua condizione di esistenza (ci abbiamo mai pensato?) non è forse la menzogna?
Senza inganni né illusioni tutto sarebbe ugualmente vero, con la conseguenza che non si potrebbe più parlare di una Verità.
Già Aristotele ci fa riflettere su questa paradossale situazione: nel momento in cui ammettiamo che tutto è vero, dobbiamo necessariamente riconoscere la veridicità anche dell’affermazione contraria, ossia che tutto è falso.[...]