Un uomo stava camminando nella foresta quando s'imbatté in una tigre. Fatto
dietro-front precipitosamente, si mise a correre inseguito dalla belva. Giunse sull'orlo di un precipizio, ma per fortuna trovò da aggrapparsi al ramo sporgente di un albero.
Guardò in basso, e stava per lasciarsi cadere, quando vide sotto di sé un'altra tigre. Come se non bastasse, arrivarono due grossi topi, l'uno bianco e l'altro nero, che incominciarono a
rodere il ramo.
Ancora poco e il ramo sarebbe precipitato.
Fu allora che l'uomo scorse accanto a sé una bellissima fragola. Tenendosi con una sola mano, con l'altra staccò la fragola e la mangiò.
Com'era dolce!
Questo aneddoto illustra la capacità di vivere qui ed ora, di cogliere l'attimo
fuggente.
Tra le opposte esigenze, tra l'essere e il nulla, tra la vita e la morte, rifiutando tanto lo sconforto quanto l'esaltazione, bisogna gustare la dolcezza di un semplice frutto, di un semplice
istante, lasciando perdere sia i ricordi sia le preoccupazioni per il futuro. Anche se ci troviamo sull'orlo di un precipizio, questo momento è tutto il nostro tempo. Solo la nostra mente,
con le sue previsioni e le sue anticipazioni, ce lo può distruggere.
(storie zen)
LA RANA E LO SCORPIONE
Un bel giorno d'estate, mentre una rana stava prendendo il sole sulla riva di uno stagno, le si avvicinò uno scorpione. "Buon giorno, disse la rana allo
scorpione, desideri qualcosa?".
"Sì, rispose lo scorpione, ho saputo che sei molto gentile. Mi porteresti sull'altra riva dove ho un importante affare da sbrigare... sai io non so
nuotare...".
"Neppure per sogno, rispose la rana, qualche tempo fa uno scorpione come te
ha chiesto ad una mia amica di portarla sull'altra riva e quando sono giunti in mezzo allo stagno l'ha punta; così sono affogati tutti e due".
"Pensi che sia matto?, incalzò lo scorpione, ti prego, fai la brava, in cambio ti posso dare 100.000 denari".
L'offerta era buone e la rana acconsentì. Si mise sulle spalle lo scorpione e nuotando a rana iniziò la traversata dello stagno. Quando furono a metà traversata lo scorpione non seppe resistere, punse la rana che, avvelenata, cominciò ad affondare nello stagno.
La rana, poveretta, con quel filo di voce che le restava, trovò la forza di chiedere allo scorpione: "Ma perché mi hai punto? Ora dovremo morire tutti e due".
Lo scorpione, boccheggiando, rispose tristemente: "Mi spiace ma non ne ho potuto fare a meno. Sai... io sono fatto così!".
La tristezza è un gradino sulla scala della gioia.
Il rimpianto è legato al passato.
E un'alienazione dal presente.
Il rimpianto riguarda sempre qualcosa a cui non puoi porre rimedio;
eppure ti aggrappi al pensiero,
come se afferrandoti ad esso potessi mutare il corso degli eventi.
Invece è necessario accettare
ciò che non può più essere cambiato,
per quanto possa essere doloroso.
Una volta accettato, ne sarai liberato e liberata.
Se non lo fai, ne rimarrai prigioniero/a per sempre.
Mia Cara,mio Caro, osserva tutte le cose che suscitano in tè rimpianto.
Non puoi cambiarne neppure una,
e il loro pensiero ti arreca ogni volta dolore.
Perché non impari a vivere nel presente?
A cancellare la tua storia personale?
Ad essere qui, ora?
In questo istante la tua vita non è forse pace e ordine perfetti?
Non sei forse in perfetta salute?
Di cosa hai bisogno, ancora, per essere felice?
Crogiolarsi nel rimpianto ti indebolisce e debilita.
Come una goccia di limone fa cagliare una tazza di panna,
così il rimpianto rende la vita sgradevole.
Il rimpianto tarpa la tua abilità
di intraprendere azioni positive nel presente,
poiché inquina la fonte della tua autostima.
Esso è una forma di autocritica
che assorbe energia dalla simpatia altrui.
Quando gli altri condividono il tuo rimpianto,
sentendosi dispiaciuti per tè,
essi ti incoraggiano a credere nel potere di ciò che ti crea dolore.
Cosa ti occorre per sentirti nuovamente gioioso o gioiosa?
Che cosa ti serve?
Perché non provi a esserlo ora?
Sì, d'accordo, ma cosa devo fare?
Mia Cara, mio Caro analizziamo la cosa dal punto di vista della compiutezza.
Ciò che è completo,
è finito.
Le persone temono la compiutezza
in quanto essa è sinonimo di morte.
Poiché non hanno imparato a venire a patti
con la paura della morte. ovverosia credono ancora nella mortalità
facendo di tutto per evitarla.
La gente evita la compiutezza anche per altre ragioni:
per paura delle critiche,
per il bisogno di sentirsi perfetti, ecc.
Se cuoci un uovo,
non potrai cucinarlo una seconda volta.
È cotto.
Così è la vita.
Che senso ha aggrapparsi al passato,
rimuginare sui momenti lieti o tristi?
A meno che non si desideri punirsi.
Per dimorare nel presente,
ciò di cui hai bisogno in questo momento è vigilanza;
e una disciplina che ti permetta di prendere coscienza
e liberarti di tutto il passato
che assorbe la tua energia e attenzione.
Tutto ciò che è materia è destinato a tornare nel nulla.
Le uniche cose a cui devi aggrapparti
è il tesoro e l'ispirazione della Luce e
dell'Amore cosmico.
Tutto questo è molto utile, ma cosa vuoi dirmi?
Mia dolce creatura, hai già tutte le informazioni che ti servono.
Sta a tè decidere se sei pronto o pronta a a essere libero/a,
realmente libero/a.
Non solo nelle tue relazioni,
ma in ogni attimo della tua esistenza.
Tu sei illimitato/a,
se solo scegli di esserlo!
La libertà viene se ci si lascia andare.
Libertà vuoi dire concedersi il potere di essere,
fare,
andare,
sentire,
qualunque cosa ti suggerisca
il tuo cuore.
Poiché hai frainteso quali siano realmente le tue responsabilità,
non hai permesso a tè stesso/a
di godere di una simile libertà.
La tua prima responsabilità è verso il tuo Sé.
Servilo sinceramente,
pienamente,
e servirai il Tutto.
L'uomo piglia a materia anche se stesso, e si costruisce, sissignori, come una casa.
Voi credete di conoscervi se non vi costruite in qualche modo?
E ch'io possa conoscervi se non vi costruisco a modo mio?
E voi me, se non mi costruite a modo vostro?
Possiamo conoscere soltanto quello a cui riusciamo a dar forma.
Ma che conoscenza può essere? È forse questa forma la cosa stessa?
Sì, tanto per me, quanto per voi;
ma non così per me come per voi: tanto vero che io non mi riconosco nella forma che mi date voi,
né voi in quella che vi do io; e la stessa cosa non è uguale per tutti e anche per ciascuno di noi può di continuo cangiare, e difatti cangia di continuo.
Eppure, non c'è altra realtà fuori di questa, se non cioè nella forma momentanea che riusciamo a dare a noi stessi, agli altri, alle cose.
La realtà che ho io per voi è nella forma che voi mi date; ma è realtà per voi e non per me; la realtà che voi avete per me è nella forma che io vi do;
ma è realtà per me e non per voi; e per me stesso io non ho altra realtà se non nella forma che riesco a darmi.
E come? Ma costruendomi, appunto.
Luigi Pirandello da Uno, nessuno e centomila
C’era una volta un vecchio saggio che, prima di morire, lasciò in eredità ai suoi tre
figli uno scrigno, dicendo loro che dopo la sua
morte avrebbero potuto aprirlo, uno dopo l’altro, e al suo interno avrebbero trovato qualcosa di molto prezioso.
I tre figli, dopo la morte del padre, presero lo scrigno e si accinsero ad aprirlo.
Al suo interno, in realtà, c’era solo uno specchio.
Fu prima il turno del più grande, un uomo con una grande barba; poi fu il turno del mediano, un
uomo con un’espressione sempre corrucciata.
Infine fu il turno del più giovane, un ragazzo sempre allegro e spensierato.
Dopo che ognuno ebbe aperto e guardato all’interno dello scrigno, i tre figli si riunirono e parlarono di cosa fosse la cosa preziosa che vi avevano trovato.
Il primo disse: «Io vi ho trovato l’immagine di un saggio con una grande barba che gli copriva il volto, perciò la cosa preziosa che mio padre mi ha
lasciato è la consapevolezza del valore della saggezza». Il mediano disse: «Io vi ho trovato l’immagine di una persona dall’espressione arrabbiata, perciò la cosa preziosa che mio padre mi ha
dato è l’avvertimento che nella vita si può incontrare ogni sorta di difficoltà». Infine, fu la volta del più giovane: «Quello che vi ho trovato io è l’immagine di una persona allegra e
spensierata, perciò mio padre mi ha insegnato l’importanza di essere sempre contento».
Qualunque cosa si dica in giro, parole e idee possono cambiare il
mondo.
Ci teniamo tutti a essere accettati, ma dovete credere che i vostri pensieri siano unici e vostri, anche se ad altri sembrano impopolari, anche se il gregge dice:” Non è beeee”.
Come ha detto Frost : “Due strade trovai nel bosco e io, io scelsi quella meno battuta. Ed è per questo che sono diverso”.
Solo nei sogni gli uomini sono davvero liberi: è da sempre così e così sarà per sempre.
Cogli l’attimo, cogli la rosa quand’è il momento: perché il poeta usa questi versi? Perché siamo cibo per i vermi, ragazzi. Perché, strano a dirsi, ognuno di noi in questa stanza un giorno
smetterà di respirare, diventerà freddo e morirà.
Adesso avvicinatevi tutti, e guardate questi visi del passato: li avete visti mille volte, ma non credo gli abbiate mai guardati. Non sono molto diversi da voi, vero? Stesso taglio dei capelli,
pieni di ormoni come voi, e invincibili, come vi sentite voi. Il mondo è la loro ostrica, pensano di essere destinati a grandi cose, come molti di voi.
I loro occhi sono pieni di speranza: proprio come i vostri. Avranno atteso finché non è stato troppo tardi per realizzare almeno un briciolo del loro potenziale? Perché, vedete, questi ragazzi
ora sono concime per i fiori. Ma se ascoltate con attenzione, li sentirete bisbigliare il loro monito. Coraggio, accostatevi! Ascoltate! Sentite? Carpe diem, cogliete l’attimo, ragazzi, rendete
straordinaria la vostra vita
Dal film "l'Attimo fuggente"